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Archivi: Collezioni

Cerco, Perizio e Compro intere collezioni di cimeli militari o raccolte di famiglia, suddivisioni ereditarie e da collezionisti, privati e commercianti

Acquisto cimeli militari periodo 1800-1945, uniformi, copricapo, elmi e colbacchi di Cavalleria, berretti, elmetti, caschi coloniali, equipaggiamenti, medaglie e decorazioni, Ordini Cavallereschi, accessori, pugnali fascisti, armi bianche e antiche, bronzi e quadri a carattere militare, cimeli di preda bellica, fotografie, documenti, attestati di conferimento ecc.

Cerco, Perizio e Compro intere collezioni di cimeli militari o raccolte di famiglia, suddivisioni ereditarie e da collezionisti, privati e commercianti

Corazzetta per elmetto austriaco della prima guerra mondiale

Compro elmetti, berretti, uniformi della prima guerra mondiale, elmetti austriaci, caschi da volo, elmi e colbacchi di cavalleria, pugnali, armi bianche e mazze ferrate, corazze individuali “Farina” e “Corsi”, equipaggiamenti, medaglie al Valore Militare, bandiere, cimeli di trincea e militari ecc.

Elmetto austriaco mod. 1916 impiegato durante la prima guerra mondiale, certamente di preda bellica essendo stato rinvenuto insieme ai cimeli di un Ardito, reduce italiano della “grande guerra”, e insieme alla sua regolamentare corazzetta frontale.
Ha la stessa forma dell’elmetto mod. 1916 tedesco, ma se ne differenzia per la colorazione marrone, in varie tonalità, e per il sottogola in canapa direttamente collegato al centro in alto sulle faldi laterali.
Durante le parate o in occasioni particolari, sulla presa d’aria di sinistra, potevano essere applicate tre foglie di quercia d’estate, oppure un rametto di pino in inverno.
L’imbottitura di pelle o di tela cerata, è a tre cuscinetti, che, secondo l’intenzione dell’inventore tedesco, erano destinati a contenere i pacchetti di medicazione; in realtà contenevano cuscinetti imbottiti di crine o di paglia.

Per questo elmetto erano previste due tipi di corazzette anti proiettile, che venivano usate durante i turni di vedetta in zone pericolose, associate generalmente a corazze pettorali:

– una corazzetta lineare di concezione e realizzazione tipicamente austriaca;

– una corazzetta di produzione tedesca (come quella in foto), detta “Stirnpanzer”, che avvolgeva tutta la parte anteriore dell’elmetto, fermata a questo tramite un cinghiolo (in cuoio per i tedeschi e in canapa per gli austriaci) scorrevole, e poggiante anteriormente sugli sfiatatoi d’areazione sporgenti dai due lati dell’elmetto.
Questi sfiatatoi erano di dimensione variabile a secondo della taglia dell’elmo, per far si che detta corazzetta, di taglia universale, si potesse adattare agli elmi di tutte le misure.

Un particolare che rende l’elmetto e la corazzetta in foto di un particolare interesse storico, in quanto “testimoni di un momento di storia di guerra”, è la presenza sulla corazzetta di un buco causato da un proiettile che è riuscito a passare la corazzetta ma si è fermato subito dopo non riuscendo a penetrare l’elmetto, limitandosi solo ad abbozzarlo!
Se la corazzetta non fosse stata collocata sull’elmetto in questione, il soldato che aveva l’elmetto in testa sarebbe certamente stato ucciso dal proiettile che senz’altro avrebbe trapassato (da parte a parte) l’elmetto stesso.

Elmetto austriaco della prima guerra mondiale con corazzetta frontale

Acquisto elmetti, berretti, uniformi della prima guerra mondiale, elmetti austriaci, caschi da volo, elmi e colbacchi di cavalleria, pugnali, armi bianche e mazze ferrate, corazze individuali “Farina” e “Corsi”, equipaggiamenti, medaglie al Valore Militare, bandiere, cimeli di trincea e militari ecc.

Elmetto austriaco mod. 1916 impiegato durante la prima guerra mondiale, certamente di preda bellica essendo stato rinvenuto insieme ai cimeli di un Ardito, reduce italiano della “grande guerra”, e insieme alla sua regolamentare corazzetta frontale.
Ha la stessa forma dell’elmetto mod. 1916 tedesco, ma se ne differenzia per la colorazione marrone, in varie tonalità, e per il sottogola in canapa direttamente collegato al centro in alto sulle faldi laterali.
Durante le parate o in occasioni particolari, sulla presa d’aria di sinistra, potevano essere applicate tre foglie di quercia d’estate, oppure un rametto di pino in inverno.
L’imbottitura di pelle o di tela cerata, è a tre cuscinetti, che, secondo l’intenzione dell’inventore tedesco, erano destinati a contenere i pacchetti di medicazione; in realtà contenevano cuscinetti imbottiti di crine o di paglia.

Per questo elmetto erano previste due tipi di corazzette anti proiettile, che venivano usate durante i turni di vedetta in zone pericolose, associate generalmente a corazze pettorali:

– una corazzetta lineare di concezione e realizzazione tipicamente austriaca;

– una corazzetta di produzione tedesca (come quella in foto), detta “Stirnpanzer”, che avvolgeva tutta la parte anteriore dell’elmetto, fermata a questo tramite un cinghiolo (in cuoio per i tedeschi e in canapa per gli austriaci) scorrevole, e poggiante anteriormente sugli sfiatatoi d’areazione sporgenti dai due lati dell’elmetto.
Questi sfiatatoi erano di dimensione variabile a secondo della taglia dell’elmo, per far si che detta corazzetta, di taglia universale, si potesse adattare agli elmi di tutte le misure.

Un particolare che rende l’elmetto e la corazzetta in foto di un particolare interesse storico, in quanto “testimoni di un momento di storia di guerra”, è la presenza sulla corazzetta di un buco causato da un proiettile che è riuscito a passare la corazzetta ma si è fermato subito dopo non riuscendo a penetrare l’elmetto, limitandosi solo ad abbozzarlo!
Se la corazzetta non fosse stata collocata sull’elmetto in questione, il soldato che aveva l’elmetto in testa sarebbe certamente stato ucciso dal proiettile che senz’altro avrebbe trapassato (da parte a parte) l’elmetto stesso.

Elmetto italiano modello 1931 con fregio del Servizio Chimico

Acquisto elmetti della prima e seconda guerra mondiale, elmetti austriaci e tedeschi, elmi e colbacchi di Cavalleria, uniformi, berretti e cimeli militari, medaglie al Valore Militare, fregi, accessori, equipaggiamenti ecc.

Elmetto italiano modello 1931 con fregio del Servizio Chimico ritrovato insieme alle relative mostrine da bavero e ad altri cimeli militari austriaci di “preda bellica” della prima guerra mondiale e italiani della “grande guerra” e degli anni ’20.

L’elmetto Modello 31 (M31) è un elmo militare italiano che ha rappresentato il punto di transizione tecnologica e di design tra il vecchio elmetto Adrian della prima guerra mondiale e il celebre elmetto M33 del quale ne è stato il precursore (elmetto che è stato adottato appunto dal 1933 da tutte le FA italiane per tutta la durata della seconda guerra mondiale e con lievi modifiche fino alla fine degli anni ’90).

Progettato nel 1931, l’M31 ha avuto una vita operativa brevissima, venendo subito sostituito dal definitivo Modello 1933.

L’elmetto modello 1931 è stato però uno degli elmetti più frequentemente illustrati dalla stampa del regime fascista, perché ricalcava da vicino l’elmo romano dei Cesari.
Sul coppo presentava infatti un “crestino” che serviva a coprire i fori superiori di aerazione.
L’imbottitura era composta da tre cuscinetti montati su un cerchione di alluminio.

Come per il successivo elmetto modello 1933, sull’elmetto modello 1931 erano verniciati in nero i fregi propri delle Armi, Corpi o Servizi mentre erano verniciati in argento/oro le aquile per gli Ufficiali Generali.

A proposito di fregi, è bene ricordare il divieto assoluto fatto dagli organi competenti circa l’applicazione di fregi o distintivi a mezzo perforazioni o saldature del casco: ciò naturalmente per impedire una riduzione della sua capacità protettiva.

Nonostante l’adozione dell’elmetto modello 1933, rimasero però in uso, sino alla loro totale sostituzione con il nuovo tipo, gli elmetti modello 1915, modello 16 e modello 31, che furono lasciati in dotazione a Reparti non di possibile impiego in operazioni militari in prima linea.

Uniformi da Generale del Regio Esercito tra il 1934 e il 1940

Valutazione e Acquisto berretti, uniformi e accessori, elmetti e copricapi da Generale REI, MVSN, PNF, RSI ecc. periodo prima e seconda guerra mondiale, fino al 1945.

L’uniforme nera da sera e g/v per gli Ufficiali Generali del Regio Esercito Italiano (modello 1934), introdotte con la storica riforma Baistrocchi, rappresentano uno dei massimi vertici dell’eleganza sartoriale militare italiana. Queste tenute formali rimasero in vigore fino all’ingresso dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale nel 1940.

Uniformi, accessori e berretti appartenuti a un Generale del Regio Esercito tra il 1934 e il 1940:

– Grande uniforme nera da sera con feluca da Generale di Divisione;

– Uniforme ordinaria g/v da Generale di Brigata con berretto;

– Una bustina e vari berretti da Generale di Brigata e di Divisione.

Con l’entrata in guerra nel 1940, nel quadro del risparmio generale, le divise impiegate dalle Forze Armate italiane dal 1934 subirono una trasformazione nella loro confezione. Venero abolite le “grandi uniformi”, le divise nere e bianche estive. Vennero abolite le profilature, i baveri colorati, i bottoni metallici, i gradi vennero ridotti. L’uniforme di servizio e da marcia degli Ufficiali venne inoltre modificata con l’adozione del panno da truppa g/v nella confezione dell’uniforme per mimetizzare l’Ufficiale tra la truppa e al fine di evitare il tiro di precisione nemico.

Berretti e bustine da Generale del Regio Esercito periodo seconda guerra mondiale

Valutazione e Acquisto uniformi, berretti e copricapi da Generale REI, MVSN, PNF, RSI ecc. fino al 1945.

Berretti e bustine da Generale di Brigata e di Divisione del Regio Esercito periodo seconda guerra mondiale con giubba da Generale di Divisione mod. 1940 in panno da combattimento g/v.

Con l’entrata in guerra nel 1940, nel quadro del risparmio generale, le divise impiegate dalle Forze Armate italiane dal 1934 subirono una trasformazione nella loro confezione. Venero abolite le “grandi uniformi”, le divise nere e bianche estive. Vennero abolite le profilature, i baveri colorati, i bottoni metallici, i gradi vennero ridotti. L’uniforme di servizio e da marcia degli Ufficiali venne inoltre modificata con l’adozione del panno da truppa g/v nella confezione dell’uniforme per mimetizzare l’Ufficiale tra la truppa e al fine di evitare il tiro di precisione nemico.

Caschi coloniali della guerra di Libia del 1911 ed elmetti della prima guerra mondiale

Compro elmetti della prima e seconda guerra mondiale, caschi coloniali, elmetti austriaci e tedeschi, elmi e colbacchi di Cavalleria, uniformi, berretti e cimeli militari, medaglie al Valore Militare, fregi, accessori, equipaggiamenti ecc.

Caschi coloniali di fattura italiana da Ufficiale dell’Artiglieria Coloniale e dei Cavalleggeri, impiegati nella campagna di Libia del 1911-12.

Elmetti italiani dei due modelli principali impiegati dal Regio Esercito Italiano nella prima guerra mondiale:

– L’elmetto modello 1915 Adrian appartenuto a un Maggiore del 10° Reggimento Lancieri di Firenze;

– L’elmetto modello 1916 appartenuto a un Generale di Brigata.

L’elmetto italiano modello 1915, comunemente noto come elmetto Adrian Mod. 15, è stato il primo copricapo protettivo in acciaio distribuito su larga scala al Regio Esercito Italiano durante la Prima Guerra Mondiale.

Al momento dell’entrata in guerra nel maggio del 1915, i soldati italiani non avevano in dotazione un elmetto metallico per proteggersi da schegge e proiettili nelle trincee. Per colmare rapidamente questa drammatica mancanza, l’Italia importò dalla Francia l’elmetto ideato da Louis Auguste Adrian. Le prime forniture francesi arrivarono al fronte nell’autunno del 1915, seguite poi da una produzione diretta su licenza in Italia.

Il Modello 1915 è stato realizzato in lamiera d’acciaio stampata dello spessore di circa 0,7 mm.
ed è composto da quattro parti distinte saldate o rivettate tra loro: la calotta principale, la visiera anteriore, il coprinuca posteriore e la caratteristica crestina superiore.

La Crestina, posizionata sulla sommità, serviva a coprire i fori di aerazione dello sfiatatoio e ad ammortizzare i colpi dall’alto.
Inizialmente consegnato nella colorazione francese blu orizzonte (vert-bleu), venne rapidamente ridipinto al fronte o prodotto direttamente nella tonalità grigio-verde d’ordinanza italiana.
Sul davanti, in vernice nera, venivano dipinti a mano o tramite mascherine i fregi delle varie Armi (Fanteria, Artiglieria, Genio, ecc.), Corpi o Servizi.

Il Modello 1916.
Il Modello 1915 presentava lo svantaggio di essere strutturalmente debole nei punti di giunzione dei quattro pezzi. Per questo motivo, già nel 1916, l’industria italiana sviluppò una variante migliorata nota come Elmetto Adrian Mod. 16. Il Mod. 16 semplificò il design riducendo i componenti a soli due pezzi: la calotta con visiera e coprinuca stampati in un unico blocco d’acciaio, più la crestina applicata sopra.

Cimeli di un dirigibilista della prima guerra mondiale

Compro uniformi, copricapi, equipaggiamenti da volo, fregi, medaglie, documenti ecc. appartenuti a piloti d’aereo della prima e seconda guerra mondiale, fotografie, cimeli di preda bellica, parti di aerei, modellini di aerei in metallo o legno, distintivi e brevetti di pilota e cimeli storici militari.

Berretto da truppa modello 1909 e casco da volo, cimeli di un dirigibilista della prima guerra mondiale.

Casco da volo da aviatore italiano nella versione “Roold” della prima guerra mondiale.
Il suo interno è di sughero e il rivestimento di tela cerata solitamente di colore marrone rossiccio. Era usanza di molti piloti d’epoca di personalizzare il casco da volo con simboli di squadriglie, scritte e motti (come nell’esemplare in foto).

Dal 1918 questo casco fu adoperato anche dai reparti assegnati alle Automitragliatrici.

Elmetti italiani della prima guerra mondiale

Acquisto elmetti della prima e seconda guerra mondiale, elmetti austriaci e tedeschi, elmi e colbacchi di Cavalleria, uniformi, berretti e cimeli militari, medaglie al Valore Militare, fregi, accessori, equipaggiamenti ecc.

Elmetti italiani dei due modelli principali impiegati dal Regio Esercito Italiano nella prima guerra mondiale:

– L’elmetto modello 1915 Adrian appartenuto a un Maggiore del 10° Reggimento Lancieri di Firenze;

– L’elmetto modello 1916 appartenuto a un Generale di Brigata.

L’elmetto italiano modello 1915, comunemente noto come elmetto Adrian Mod. 15, è stato il primo copricapo protettivo in acciaio distribuito su larga scala al Regio Esercito Italiano durante la Prima Guerra Mondiale.

Al momento dell’entrata in guerra nel maggio del 1915, i soldati italiani non avevano in dotazione un elmetto metallico per proteggersi da schegge e proiettili nelle trincee. Per colmare rapidamente questa drammatica mancanza, l’Italia importò dalla Francia l’elmetto ideato da Louis Auguste Adrian. Le prime forniture francesi arrivarono al fronte nell’autunno del 1915, seguite poi da una produzione diretta su licenza in Italia.

Il Modello 1915 è stato realizzato in lamiera d’acciaio stampata dello spessore di circa 0,7 mm.
ed è composto da quattro parti distinte saldate o rivettate tra loro: la calotta principale, la visiera anteriore, il coprinuca posteriore e la caratteristica crestina superiore.

La Crestina, posizionata sulla sommità, serviva a coprire i fori di aerazione dello sfiatatoio e ad ammortizzare i colpi dall’alto.
Inizialmente consegnato nella colorazione francese blu orizzonte (vert-bleu), venne rapidamente ridipinto al fronte o prodotto direttamente nella tonalità grigio-verde d’ordinanza italiana.
Sul davanti, in vernice nera, venivano dipinti a mano o tramite mascherine i fregi delle varie Armi (Fanteria, Artiglieria, Genio, ecc.), Corpi o Servizi.

Il Modello 1916.
Il Modello 1915 presentava lo svantaggio di essere strutturalmente debole nei punti di giunzione dei quattro pezzi. Per questo motivo, già nel 1916, l’industria italiana sviluppò una variante migliorata nota come Elmetto Adrian Mod. 16. Il Mod. 16 semplificò il design riducendo i componenti a soli due pezzi: la calotta con visiera e coprinuca stampati in un unico blocco d’acciaio, più la crestina applicata sopra.