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Archivi: Collezioni

Pugnale da Ardito, primo modello del 1917

Acquisto pugnali da combattimento periodo prima guerra mondiale, italiani e austriaci, mazze ferrate e cimeli di preda bellica, elmetti, armi bianche artigianali, equipaggiamenti, uniformi e copricapi, medaglie, fotografie e documenti, cimeli militari ecc.

Pugnale da combattimento per Arditi, primo modello adottato nel 1917 con custodia metallica (ricavata da una baionetta) sostituita alla regolamentare custodia in cuoio.

E’stato prodotto accorciando le baionette per fucili Vetterli modello 1870 e 1870/87 per adattarle al fucile Vetterli mod. 70/87/16 modificato dal calibro 10.4 al calibro 6.5 (lo stesso calibro dei fucili modello ’91 con i quali l’ESercito italiano stava già combattendo in guerra).
Non potendo disporre della quantità e qualità dei fucili in uso al fronte per la scarsa produzione rispetto al fabbisogno, si decise di modificare i fucili Vetterli in uso già nella seconda metà dell’800. Trasformati in calibro 6.5 vennero assegnati alle truppe in seconda linea o alla Milizia Territoriale insieme alle loro baionette accorciate e modificate per essere inastate al nuovo calibro dei fucili Vetterli.
Con la parte finale delle baionette Vetterli accorciate vennero fornite le lame per realizzare il pugnale da combattimento per gli Arditi.
Questo dimostra la presenza in queste lame della parte finale dello sguscio centrale che era presente appunto nelle baionette Vetterli.
Come per tutte le armi bianche utilizzate nella prima guerra mondiale, anche molti pugnali da Ardito sono stati modificati dai possessori, scritte e figure sono state intagliate nei manici in legno, anche le custodie in cuoio sono state modificate o cambiate per le esigenze in guerra.

Spalline, cinturoni e mostreggiature di alti funzionari dell’Amministrazione Coloniale fascista

Acquisto uniformi, copricapi e cimeli coloniali, cimeli prima e seconda guerra mondiale, cimeli d’Africa, medaglie al Valore, decorazioni, Ordini Cavallereschi, pugnali fascisti, caschi coloniali, fregi, distintivi, bandiere, armi antiche ecc.

Spalline, cinturoni e mostreggiature di alti funzionari dell’Amministrazione Coloniale fascista.

L’amministrazione del governo coloniale italiano in Africa si è strutturata nel corso di circa ottant’anni (1882-1960), evolvendosi da una gestione commerciale privata a un controllo statale fortemente centralizzato e militarizzato, culminato nel periodo fascista.

La direzione delle colonie faceva capo direttamente alla capitale italiana:

– Direzione Centrale: Inizialmente gestita dal Ministero degli Affari Esteri.
– Ministero delle Colonie: Istituito nel 1912 per centralizzare i servizi civili, economici e militari dei possedimenti.
– Ministero dell’Africa Italiana (MAI): Rinominato dal regime fascista nel 1937. Gestiva la Libia e l’Africa Orientale Italiana (AOI) attraverso direzioni generali specifiche per gli affari politici, civili ed economici.

Nei territori africani, l’autorità formale era piramidale.

– Il Governatore: Rappresentava la massima autorità civile e militare nella singola colonia. Rispondeva direttamente al Ministero a Roma. Nel caso dell’AOI, la carica principale era quella di Governatore Generale (o Viceré d’Etiopia).
– I Commissariati: Le colonie erano divise in circoscrizioni territoriali minori, dirette da funzionari di carriera italiani (Commissari e Residenti).
– I Capi Locali: L’amministrazione italiana utilizzava l’autorità dei capi indigeni tradizionali solo come ultimo anello della catena per la riscossione delle tasse, il mantenimento dell’ordine pubblico e la giustizia minore, mantenendoli subordinati ai residenti italiani.

L’ordinamento variava a seconda delle macro-regioni.

– Africa Settentrionale (Libia): Divisa inizialmente in Tripolitania e Cirenaica, unificate nel 1934 sotto il governatorato di Italo Balbo. Nel 1939 le quattro province costiere vennero integrate formalmente nel territorio nazionale italiano come “Diciannovesima sponda”.
– Africa Orientale Italiana (AOI): Proclamata nel 1936 dopo la guerra d’Etiopia. Univa in un unico grande governatorato l’Eritrea, la Somalia e l’Impero d’Etiopia. L’AOI era suddivisa internamente in sei governi regionali (Eritrea, Somalia, Amara, Galla e Sidama, Harar, Scioa).

La quasi totalità dell’amministrazione coloniale crollò militarmente tra il 1941 e il 1943 durante la seconda guerra mondiale, a seguito delle sconfitte contro le truppe alleate. Formalmente, l’Italia rinunciò a tutti i possedimenti con il Trattato di Pace di Parigi del 1947. L’unica eccezione fu l’AFIS (Amministrazione Fiduciaria Italiana della Somalia), un mandato decennale concesso dall’ONU tra il 1950 e il 1960 per accompagnare il Paese verso l’indipendenza.

Casco coloniale da alto funzionario dell’Amministrazione Coloniale fascista

Valuto e Compro uniformi e copricapi coloniali, prima e seconda guerra mondiale, cimeli d’Africa, medaglie al Valore, decorazioni, Ordini Cavallereschi, pugnali fascisti, caschi coloniali, fregi, distintivi, bandiere, armi antiche ecc.

Casco coloniale da alto funzionario dell’Amministrazione Coloniale fascista.

L’amministrazione del governo coloniale italiano in Africa si è strutturata nel corso di circa ottant’anni (1882-1960), evolvendosi da una gestione commerciale privata a un controllo statale fortemente centralizzato e militarizzato, culminato nel periodo fascista.

La direzione delle colonie faceva capo direttamente alla capitale italiana:

– Direzione Centrale: Inizialmente gestita dal Ministero degli Affari Esteri.
– Ministero delle Colonie: Istituito nel 1912 per centralizzare i servizi civili, economici e militari dei possedimenti.
– Ministero dell’Africa Italiana (MAI): Rinominato dal regime fascista nel 1937. Gestiva la Libia e l’Africa Orientale Italiana (AOI) attraverso direzioni generali specifiche per gli affari politici, civili ed economici.

Nei territori africani, l’autorità formale era piramidale.

– Il Governatore: Rappresentava la massima autorità civile e militare nella singola colonia. Rispondeva direttamente al Ministero a Roma. Nel caso dell’AOI, la carica principale era quella di Governatore Generale (o Viceré d’Etiopia).
– I Commissariati: Le colonie erano divise in circoscrizioni territoriali minori, dirette da funzionari di carriera italiani (Commissari e Residenti).
– I Capi Locali: L’amministrazione italiana utilizzava l’autorità dei capi indigeni tradizionali solo come ultimo anello della catena per la riscossione delle tasse, il mantenimento dell’ordine pubblico e la giustizia minore, mantenendoli subordinati ai residenti italiani.

L’ordinamento variava a seconda delle macro-regioni.

– Africa Settentrionale (Libia): Divisa inizialmente in Tripolitania e Cirenaica, unificate nel 1934 sotto il governatorato di Italo Balbo. Nel 1939 le quattro province costiere vennero integrate formalmente nel territorio nazionale italiano come “Diciannovesima sponda”.
– Africa Orientale Italiana (AOI): Proclamata nel 1936 dopo la guerra d’Etiopia. Univa in un unico grande governatorato l’Eritrea, la Somalia e l’Impero d’Etiopia. L’AOI era suddivisa internamente in sei governi regionali (Eritrea, Somalia, Amara, Galla e Sidama, Harar, Scioa).

La quasi totalità dell’amministrazione coloniale crollò militarmente tra il 1941 e il 1943 durante la seconda guerra mondiale, a seguito delle sconfitte contro le truppe alleate. Formalmente, l’Italia rinunciò a tutti i possedimenti con il Trattato di Pace di Parigi del 1947. L’unica eccezione fu l’AFIS (Amministrazione Fiduciaria Italiana della Somalia), un mandato decennale concesso dall’ONU tra il 1950 e il 1960 per accompagnare il Paese verso l’indipendenza.

Giubba da alto funzionario Generale dell’Amministrazione Coloniale fascista

Compro copricapi e uniformi coloniali, prima e seconda guerra mondiale, cimeli d’Africa, medaglie al Valore, decorazioni, Ordini Cavallereschi, pugnali fascisti, caschi coloniali, fregi, distintivi, bandiere, armi antiche ecc.

Giubba e berretto da alto funzionario Generale dell’Amministrazione Coloniale fascista.

L’amministrazione del governo coloniale italiano in Africa si è strutturata nel corso di circa ottant’anni (1882-1960), evolvendosi da una gestione commerciale privata a un controllo statale fortemente centralizzato e militarizzato, culminato nel periodo fascista.

La direzione delle colonie faceva capo direttamente alla capitale italiana:

– Direzione Centrale: Inizialmente gestita dal Ministero degli Affari Esteri.
– Ministero delle Colonie: Istituito nel 1912 per centralizzare i servizi civili, economici e militari dei possedimenti.
– Ministero dell’Africa Italiana (MAI): Rinominato dal regime fascista nel 1937. Gestiva la Libia e l’Africa Orientale Italiana (AOI) attraverso direzioni generali specifiche per gli affari politici, civili ed economici.

Nei territori africani, l’autorità formale era piramidale.

– Il Governatore: Rappresentava la massima autorità civile e militare nella singola colonia. Rispondeva direttamente al Ministero a Roma. Nel caso dell’AOI, la carica principale era quella di Governatore Generale (o Viceré d’Etiopia).
– I Commissariati: Le colonie erano divise in circoscrizioni territoriali minori, dirette da funzionari di carriera italiani (Commissari e Residenti).
– I Capi Locali: L’amministrazione italiana utilizzava l’autorità dei capi indigeni tradizionali solo come ultimo anello della catena per la riscossione delle tasse, il mantenimento dell’ordine pubblico e la giustizia minore, mantenendoli subordinati ai residenti italiani.

L’ordinamento variava a seconda delle macro-regioni.

– Africa Settentrionale (Libia): Divisa inizialmente in Tripolitania e Cirenaica, unificate nel 1934 sotto il governatorato di Italo Balbo. Nel 1939 le quattro province costiere vennero integrate formalmente nel territorio nazionale italiano come “Diciannovesima sponda”.
– Africa Orientale Italiana (AOI): Proclamata nel 1936 dopo la guerra d’Etiopia. Univa in un unico grande governatorato l’Eritrea, la Somalia e l’Impero d’Etiopia. L’AOI era suddivisa internamente in sei governi regionali (Eritrea, Somalia, Amara, Galla e Sidama, Harar, Scioa).

La quasi totalità dell’amministrazione coloniale crollò militarmente tra il 1941 e il 1943 durante la seconda guerra mondiale, a seguito delle sconfitte contro le truppe alleate. Formalmente, l’Italia rinunciò a tutti i possedimenti con il Trattato di Pace di Parigi del 1947. L’unica eccezione fu l’AFIS (Amministrazione Fiduciaria Italiana della Somalia), un mandato decennale concesso dall’ONU tra il 1950 e il 1960 per accompagnare il Paese verso l’indipendenza.

Giubba da alto funzionario dell’Amministrazione Coloniale fascista

Acquisto uniformi e copricapi coloniali, cimeli prima e seconda guerra mondiale, cimeli d’Africa, medaglie al Valore, decorazioni, Ordini Cavallereschi, pugnali fascisti, caschi coloniali, fregi, distintivi, bandiere, armi antiche ecc.

Giubba e berretto da alto funzionario dell’Amministrazione Coloniale fascista.

L’amministrazione del governo coloniale italiano in Africa si è strutturata nel corso di circa ottant’anni (1882-1960), evolvendosi da una gestione commerciale privata a un controllo statale fortemente centralizzato e militarizzato, culminato nel periodo fascista.

La direzione delle colonie faceva capo direttamente alla capitale italiana:

– Direzione Centrale: Inizialmente gestita dal Ministero degli Affari Esteri.
– Ministero delle Colonie: Istituito nel 1912 per centralizzare i servizi civili, economici e militari dei possedimenti.
– Ministero dell’Africa Italiana (MAI): Rinominato dal regime fascista nel 1937. Gestiva la Libia e l’Africa Orientale Italiana (AOI) attraverso direzioni generali specifiche per gli affari politici, civili ed economici.

Nei territori africani, l’autorità formale era piramidale.

– Il Governatore: Rappresentava la massima autorità civile e militare nella singola colonia. Rispondeva direttamente al Ministero a Roma. Nel caso dell’AOI, la carica principale era quella di Governatore Generale (o Viceré d’Etiopia).
– I Commissariati: Le colonie erano divise in circoscrizioni territoriali minori, dirette da funzionari di carriera italiani (Commissari e Residenti).
– I Capi Locali: L’amministrazione italiana utilizzava l’autorità dei capi indigeni tradizionali solo come ultimo anello della catena per la riscossione delle tasse, il mantenimento dell’ordine pubblico e la giustizia minore, mantenendoli subordinati ai residenti italiani.

L’ordinamento variava a seconda delle macro-regioni.

– Africa Settentrionale (Libia): Divisa inizialmente in Tripolitania e Cirenaica, unificate nel 1934 sotto il governatorato di Italo Balbo. Nel 1939 le quattro province costiere vennero integrate formalmente nel territorio nazionale italiano come “Diciannovesima sponda”.
– Africa Orientale Italiana (AOI): Proclamata nel 1936 dopo la guerra d’Etiopia. Univa in un unico grande governatorato l’Eritrea, la Somalia e l’Impero d’Etiopia. L’AOI era suddivisa internamente in sei governi regionali (Eritrea, Somalia, Amara, Galla e Sidama, Harar, Scioa).

La quasi totalità dell’amministrazione coloniale crollò militarmente tra il 1941 e il 1943 durante la seconda guerra mondiale, a seguito delle sconfitte contro le truppe alleate. Formalmente, l’Italia rinunciò a tutti i possedimenti con il Trattato di Pace di Parigi del 1947. L’unica eccezione fu l’AFIS (Amministrazione Fiduciaria Italiana della Somalia), un mandato decennale concesso dall’ONU tra il 1950 e il 1960 per accompagnare il Paese verso l’indipendenza.

Vari berretti di funzionari ministeriali fascisti

Acquisto uniformi, berretti, fez e pugnali fascisti, MVSN, PNF, RSI, fregi, spalline e mostreggiature, medaglie al Valore Militare, distintivi, bandiere, cimeli del ventennio e coloniali, caschi coloniali, fotografie, documenti ecc.

Vari berretti di funzionari ministeriali fascisti.

I berretti ministeriali fascisti erano copricapi d’ordinanza a visiera indossati dai funzionari civili dei ministeri del Regno d’Italia durante il Ventennio fascista, formalizzati principalmente con i regolamenti del 1934 e del 1938.

Questi berretti servivano a militarizzare l’aspetto della pubblica amministrazione, integrando l’apparato burocratico dello Stato con i simboli del Partito Nazionale Fascista (PNF).

Erano berretti rigidi a visiera (sul modello dei copricapi militari), realizzati in panno blu scuro per la versione invernale o in tessuto bianco sartoriale per la versione estiva.
La fascia era un nastro in seta nera ricamata con un motivo geometrico o con un ordito continuo di aquile imperiali, posizionato attorno al fusto del berretto.
Il fregio frontale rappresentava una grande aquila imperiale ricamata in canutiglia (dorata o argentata a seconda dei ruoli), che sormontava o stringeva tra gli artigli il fascio littorio.
Il soggolo a treccia o a tortiglione (in oro, argento o filato screziato nero) era fissato ai lati da due piccoli bottoni metallici recanti il fascio littorio in rilievo.

La caratteristica collezionistica e storica più rilevante di questi berretti è il colore del sottopanno del fregio frontale (la base di stoffa su cui veniva ricamato appunto il fregio frontale), che identificava l’esatto ministero di appartenenza del funzionario:

– Rosa: Ministero di Grazia e Giustizia.
– Giallo: Ministero delle Finanze.
– Azzurro / Blu: Ministero degli Affari Esteri.
– Verde: Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste.
– Rosso mattone / Amaranto: Ministero dell’Educazione Nazionale.
– Viola: Ministero delle Corporazioni.

Berretto da alto funzionario dell’Amministrazione Coloniale fascista

Acquisto uniformi e copricapi coloniali, prima e seconda guerra mondiale, cimeli d’Africa, medaglie al Valore, decorazioni, Ordini Cavallereschi, pugnali fascisti, caschi coloniali, fregi, distintivi, bandiere, armi antiche ecc.

Berretto da alto funzionario dell’Amministrazione Coloniale fascista.

L’amministrazione del governo coloniale italiano in Africa si è strutturata nel corso di circa ottant’anni (1882-1960), evolvendosi da una gestione commerciale privata a un controllo statale fortemente centralizzato e militarizzato, culminato nel periodo fascista.

La direzione delle colonie faceva capo direttamente alla capitale italiana:

– Direzione Centrale: Inizialmente gestita dal Ministero degli Affari Esteri.
– Ministero delle Colonie: Istituito nel 1912 per centralizzare i servizi civili, economici e militari dei possedimenti.
– Ministero dell’Africa Italiana (MAI): Rinominato dal regime fascista nel 1937. Gestiva la Libia e l’Africa Orientale Italiana (AOI) attraverso direzioni generali specifiche per gli affari politici, civili ed economici.

Nei territori africani, l’autorità formale era piramidale.

– Il Governatore: Rappresentava la massima autorità civile e militare nella singola colonia. Rispondeva direttamente al Ministero a Roma. Nel caso dell’AOI, la carica principale era quella di Governatore Generale (o Viceré d’Etiopia).
– I Commissariati: Le colonie erano divise in circoscrizioni territoriali minori, dirette da funzionari di carriera italiani (Commissari e Residenti).
– I Capi Locali: L’amministrazione italiana utilizzava l’autorità dei capi indigeni tradizionali solo come ultimo anello della catena per la riscossione delle tasse, il mantenimento dell’ordine pubblico e la giustizia minore, mantenendoli subordinati ai residenti italiani.

L’ordinamento variava a seconda delle macro-regioni.

– Africa Settentrionale (Libia): Divisa inizialmente in Tripolitania e Cirenaica, unificate nel 1934 sotto il governatorato di Italo Balbo. Nel 1939 le quattro province costiere vennero integrate formalmente nel territorio nazionale italiano come “Diciannovesima sponda”.
– Africa Orientale Italiana (AOI): Proclamata nel 1936 dopo la guerra d’Etiopia. Univa in un unico grande governatorato l’Eritrea, la Somalia e l’Impero d’Etiopia. L’AOI era suddivisa internamente in sei governi regionali (Eritrea, Somalia, Amara, Galla e Sidama, Harar, Scioa).

La quasi totalità dell’amministrazione coloniale crollò militarmente tra il 1941 e il 1943 durante la seconda guerra mondiale, a seguito delle sconfitte contro le truppe alleate. Formalmente, l’Italia rinunciò a tutti i possedimenti con il Trattato di Pace di Parigi del 1947. L’unica eccezione fu l’AFIS (Amministrazione Fiduciaria Italiana della Somalia), un mandato decennale concesso dall’ONU tra il 1950 e il 1960 per accompagnare il Paese verso l’indipendenza.

Berretto da alto funzionario Generale dell’Amministrazione Coloniale fascista

Compro uniformi e copricapi coloniali, prima e seconda guerra mondiale, cimeli d’Africa, medaglie al Valore, decorazioni, Ordini Cavallereschi, pugnali fascisti, caschi coloniali, fregi, distintivi, bandiere, armi antiche ecc.

Berretto da alto funzionario Generale dell’Amministrazione Coloniale fascista.
In foto è raffigurato in una raccolta con molti altri importanti berretti da Generale, Generali MVSN, alti Gerarchi fascisti ecc.

L’amministrazione del governo coloniale italiano in Africa si è strutturata nel corso di circa ottant’anni (1882-1960), evolvendosi da una gestione commerciale privata a un controllo statale fortemente centralizzato e militarizzato, culminato nel periodo fascista.

La direzione delle colonie faceva capo direttamente alla capitale italiana:

– Direzione Centrale: Inizialmente gestita dal Ministero degli Affari Esteri.
– Ministero delle Colonie: Istituito nel 1912 per centralizzare i servizi civili, economici e militari dei possedimenti.
– Ministero dell’Africa Italiana (MAI): Rinominato dal regime fascista nel 1937. Gestiva la Libia e l’Africa Orientale Italiana (AOI) attraverso direzioni generali specifiche per gli affari politici, civili ed economici.

Nei territori africani, l’autorità formale era piramidale.

– Il Governatore: Rappresentava la massima autorità civile e militare nella singola colonia. Rispondeva direttamente al Ministero a Roma. Nel caso dell’AOI, la carica principale era quella di Governatore Generale (o Viceré d’Etiopia).
– I Commissariati: Le colonie erano divise in circoscrizioni territoriali minori, dirette da funzionari di carriera italiani (Commissari e Residenti).
– I Capi Locali: L’amministrazione italiana utilizzava l’autorità dei capi indigeni tradizionali solo come ultimo anello della catena per la riscossione delle tasse, il mantenimento dell’ordine pubblico e la giustizia minore, mantenendoli subordinati ai residenti italiani.

L’ordinamento variava a seconda delle macro-regioni.

– Africa Settentrionale (Libia): Divisa inizialmente in Tripolitania e Cirenaica, unificate nel 1934 sotto il governatorato di Italo Balbo. Nel 1939 le quattro province costiere vennero integrate formalmente nel territorio nazionale italiano come “Diciannovesima sponda”.
– Africa Orientale Italiana (AOI): Proclamata nel 1936 dopo la guerra d’Etiopia. Univa in un unico grande governatorato l’Eritrea, la Somalia e l’Impero d’Etiopia. L’AOI era suddivisa internamente in sei governi regionali (Eritrea, Somalia, Amara, Galla e Sidama, Harar, Scioa).

La quasi totalità dell’amministrazione coloniale crollò militarmente tra il 1941 e il 1943 durante la seconda guerra mondiale, a seguito delle sconfitte contro le truppe alleate. Formalmente, l’Italia rinunciò a tutti i possedimenti con il Trattato di Pace di Parigi del 1947. L’unica eccezione fu l’AFIS (Amministrazione Fiduciaria Italiana della Somalia), un mandato decennale concesso dall’ONU tra il 1950 e il 1960 per accompagnare il Paese verso l’indipendenza.

Berretti anni ’30 da alto funzionario Generale dell’Amministrazione Coloniale fascista

Valuto e Acquisto uniformi e copricapi coloniali, prima e seconda guerra mondiale, cimeli d’Africa, medaglie al Valore, decorazioni, Ordini Cavallereschi, pugnali fascisti, caschi coloniali, fregi, distintivi, bandiere, armi antiche ecc.

Berretti da alto funzionario Generale dell’Amministrazione Coloniale fascista, anni ’30.

L’amministrazione del governo coloniale italiano in Africa si è strutturata nel corso di circa ottant’anni (1882-1960), evolvendosi da una gestione commerciale privata a un controllo statale fortemente centralizzato e militarizzato, culminato nel periodo fascista.

La direzione delle colonie faceva capo direttamente alla capitale italiana:

– Direzione Centrale: Inizialmente gestita dal Ministero degli Affari Esteri.
– Ministero delle Colonie: Istituito nel 1912 per centralizzare i servizi civili, economici e militari dei possedimenti.
– Ministero dell’Africa Italiana (MAI): Rinominato dal regime fascista nel 1937. Gestiva la Libia e l’Africa Orientale Italiana (AOI) attraverso direzioni generali specifiche per gli affari politici, civili ed economici.

Nei territori africani, l’autorità formale era piramidale.

– Il Governatore: Rappresentava la massima autorità civile e militare nella singola colonia. Rispondeva direttamente al Ministero a Roma. Nel caso dell’AOI, la carica principale era quella di Governatore Generale (o Viceré d’Etiopia).
– I Commissariati: Le colonie erano divise in circoscrizioni territoriali minori, dirette da funzionari di carriera italiani (Commissari e Residenti).
– I Capi Locali: L’amministrazione italiana utilizzava l’autorità dei capi indigeni tradizionali solo come ultimo anello della catena per la riscossione delle tasse, il mantenimento dell’ordine pubblico e la giustizia minore, mantenendoli subordinati ai residenti italiani.

L’ordinamento variava a seconda delle macro-regioni.

– Africa Settentrionale (Libia): Divisa inizialmente in Tripolitania e Cirenaica, unificate nel 1934 sotto il governatorato di Italo Balbo. Nel 1939 le quattro province costiere vennero integrate formalmente nel territorio nazionale italiano come “Diciannovesima sponda”.
– Africa Orientale Italiana (AOI): Proclamata nel 1936 dopo la guerra d’Etiopia. Univa in un unico grande governatorato l’Eritrea, la Somalia e l’Impero d’Etiopia. L’AOI era suddivisa internamente in sei governi regionali (Eritrea, Somalia, Amara, Galla e Sidama, Harar, Scioa).

La quasi totalità dell’amministrazione coloniale crollò militarmente tra il 1941 e il 1943 durante la seconda guerra mondiale, a seguito delle sconfitte contro le truppe alleate. Formalmente, l’Italia rinunciò a tutti i possedimenti con il Trattato di Pace di Parigi del 1947. L’unica eccezione fu l’AFIS (Amministrazione Fiduciaria Italiana della Somalia), un mandato decennale concesso dall’ONU tra il 1950 e il 1960 per accompagnare il Paese verso l’indipendenza.