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Archivi: Collezioni

Uniforme di un Capitano dei Bersaglieri RSI

Acquisto fregi, distintivi, mostreggiature fasciste ed RSI, uniformi, copricapi, elmetti, equipaggiamenti, portacaricatori per armi, bandiere, medaglie, tessere, documenti ecc.

Uniforme in panno da combattimento modello 1940 appartenuta a un Capitano dei Bersaglieri della Divisione “Italia”, addestrata in Germania, e che l’ha indossata in periodo RSI (Repubblica Sociale Italiana). Le particolari mostrine a tre punte (dei Bersaglieri RSI) e i gradi sulle spalline, nonché il fregio sulla bustina a visiera modello 1944, sono regolamentari del periodo storico inerente.

Piccolo collare dell’Ordine della Santissima Annunziata

Compro Piccoli collari e Placche dell’Ordine della Santissima Annunziata, interi medaglieri di Ufficiali, Generali e Ammiragli, periodo Regno e Repubblica, medaglie Mauriziane, medaglie al Valore Militare (Oro, Argento e Bronzo), Ordini Cavallereschi, uniformi, copricapi, fotografie e documenti, equipaggiamenti ecc.

Piccolo collare dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata, periodo ‘900.

Venne fondato nel 1362 da Amedeo VI di Savoia e chiamato Ordine del Collare, con lo scopo di “indurre unione e fraternità tra i potenti al fine di evitare guerre private”.

L’Ordine prevedeva, nei suoi regolamenti, che tutti gli insigniti fossero considerati pari e si chiamassero tra loro “fratelli” ed era riservato ai nobili più illustri e fedeli.

Le insegne originarie erano costituite da un collare d’argento dorato con il motto FERT, chiuso da un anello con tre nodi sabaudi. I membri erano in origine limitati a quindici, compresa la guida del gran maestro, ad onore delle quindici allegrezze di Maria Vergine.

Amedeo VIII di Savoia stabilì che nel collare fossero alternati i nodi sabaudi con la scritta FERT e quindici rose, a ricordo della rosa d’oro inviata da Urbano V al conte Amedeo VI nel 1364 quando gli conferì le insegne di cavaliere crociato.

Carlo Giovanni Amedeo di Savoia riformò gli statuti rinominando il sodalizio in Ordine Supremo della Santissima Annunziata, fece inserire nel collare il medaglione con l’immagine dell’Annunziata e aumentò il numero di cavalieri a venti.

Emanuele Filiberto stabilì che per l’ammissione all’Ordine era necessaria la dimostrazione di quattro quarti della propria nobiltà da almeno cinque generazioni. Successivamente Vittorio Amedeo II secolarizzò l’Ordine.

Nel 1869 Vittorio Emanuele II stabilì che l’ingresso potesse avvenire anche senza origini nobili, purché per altissimi meriti resi allo stato o alla corona. Al momento dell’investitura, il nuovo insignito sceglieva il collare fra quelli disponibili (che doveva essere riconsegnato alla morte del decorato) e diventava contestualmente cavaliere di gran croce dell’Ordine della Corona d’Italia e dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.

Tra i privilegi vi era l’esenzione dal pagamento delle tasse, essere considerati cugini del re al quale poter dare del tu, l’attribuzione del titolo di Eccellenza, la precedenza protocollare davanti a tutte le cariche dello stato e il diritto agli onori militari.

Trattandosi di una istituzione di origine antecedente la costituzione del Regno d’Italia, rimane la massima onorificenza della Reale Casa.

L’Ordine prevede la sola classe di cavaliere.

Le insegne dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata sono costituite da un gran collare, un piccolo collare e una placca.

Il Gran collare ossia una collana formata da quattordici maglie traforate d’oro, caricata ciascuna dalle lettere maiuscole RT e FE, anch’esse d’oro, intrecciate dal nodo sabaudo chiuso e smaltato di bianco e di rosso. Ogni maglia è accostata a quattordici rose dorate, smaltate alternativamente di rosso e di bianco. Al centro del collare è appeso un pendente in oro, racchiuso da tre nodi di Savoia dello stesso, recante al centro la scena dell’Annunciazione in smalti bianchi, rossi e azzurri.

Il Piccolo collare ossia la riduzione del gran collare privo delle rose, il tutto d’oro o di argento dorato.

La placca è costituita dalla scena dell’Annunciazione racchiusa entro una cornice formata da quattro semicerchi concavi, bordati da quattro nodi di Savoia alternati a quattro rosette, accompagnati nella loro intersezione dalle lettere maiuscole F E R T, il tutto d’oro. Dalla placca fuoriescono otto gruppi di fiamme, anch’essi d’oro.

Al momento dell’investitura, il nuovo insignito sceglieva il Gran collare fra quelli disponibili e avvolti nei rispettivi astucci numerati da 1 a 26 (il numero degli esemplari del Gran collare realizzati) e ciascuno con i nominativi dei rispettivi predecessori.
Il Gran collare, alla morte del decorato, doveva essere restituito alla cancelleria dell’Ordine pertanto era d’obbligo testamentare, per gli eredi, tale disposizione.

Insieme al Gran collare, all’insignito veniva consegnato anche un Piccolo collare e una Placca che non dovevano essere riconsegnati alla sua morte e pertanto potevano restare in famiglia.

Tale Ordine, tra i più antichi e prestigiosi al mondo, ancora oggi continua ad essere assegnato dai Savoia nonostante che sia stato soppresso l’uso in Italia con la nascita della Repubblica e per gli effetti dalla legge 3 marzo 1951, n. 178.

Medaglie commemorative risorgimentali appartenute a un garibaldino

Acquisto medaglie risorgimentali, al Valore Militare (Oro, Argento e Bronzo) dal 1833 ad oggi, attestati di conferimento, decorazioni, Ordini Cavallereschi, distintivi, uniformi, copricapo, fotografie e documenti ecc.

La medaglia commemorativa in argento per le Guerre d’Indipendenza e l’Unità d’Italia è stata istituita con Regio Decreto del 4 marzo 1865 e fu concessa a tutti coloro che dal 1848 in poi combatterono nelle guerre d’Indipendenza. Tutte le medaglie istituite in precedenza da governi e comuni per lo stesso motivo non potevano cumularsi con questa insegna, ad eccezione della medaglia dei Mille, di Sant’Elena, di Crimea e francese per la campagna del 1859.
La medaglia, e le relative barrette in argento furono conferite anche per le campagne 1866-67-70.
Di questa medaglia esistono numerosissime varianti.

La medaglia commemorativa della Liberazione di Sicilia furono coniate in argento e bronzo per i feriti (578 conferite in argento e 9178 in bronzo) e furono istituite con decreto del Luogotenente Generale del Re, Massimo Cordero di Montezemolo, il 12 dicembre 1860.
L’unica medaglia in Oro per il Generale Garibaldi fu istituita invece, l’11 gennaio 1862,

Medagliere di un importante Generale e politico risorgimentale

Valutazione e Acquisto cimeli storici militari periodo 1800-1945, alle massime valutazioni, e in particolare cimeli appartenuti a personaggi storici e di rilievo: Generali, Ammiragli, Gerarchi del ventennio, Diplomatici e Politici. Massima serietà e riservatezza.

Medagliere di un importante Generale e politico risorgimentale, decorato con medaglia d’Oro al Valore Militare ed insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata oltre che di altre importanti onorificenze italiane e straniere (come da foto):

– Cavaliere di Gran Croce dell’ordine Militare di Savoia;
– Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro;
– Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia.

Uniforme coloniale da Ufficiale della Regia Marina

Acquisto uniformi, berretti e caschi coloniali prima e seconda guerra mondiale, fregi, accessori, elmetti, medaglie al Valore Militare, decorazioni, Ordini cavallereschi, equipaggiamenti, cimeli militari, fotografie, documenti ecc.

Uniforme coloniale da Guardiamarina (Sottotenente) della Regia Marina con casco coloniale di fattura non italiana ma comunque usato da molti Ufficiali di Marina, Aeronautica e di tutte le Forze Armate italiane che lo hanno acquistato privatamente.

Medagliere di un Ufficiale che ha combattuto in Spagna

Compro medaglie, distintivi e fregi della guerra di Spagna, scudetti da braccio, uniformi, pugnali e armi bianche, documenti, fotografie e cimeli MVSN, PNF, RSI, Regio Esercito, Aviazione, Marina e coloniali.

Raccolta di medaglie smaltate e commemorative di un reduce della prima guerra mondiale nella Terza Armata (sul Carso), volontario della campagna in Africa Orientale (1935-36) e della guerra di Spagna.
Ha prestato servizio nella MVSN (Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale) e ha conseguito, oltre la medaglia commemorativa di 10 anni d’anzianità nella MVSN, anche la medaglia per le campagne fasciste.

Tra le medaglie e i distintivi presenti in foto vi è:

– La Croce commemorativa della Divisione Volontari “Littorio”;
– Il distintivo a scudetto della Divisione d’Assalto Littorio.

La Divisione Volontari “Littorio” era composta esclusivamente di volontari provenienti da Regio Esercito. Formata nel 1937, fu sempre presente in Spagna fino all’aprile del 1939. Comandante della Divisione fu il Generale Annibale Bergonzoli, noto con il nomignolo di “Barba Elettrica”, al quale fu conferita la Medaglia d’Oro al Valore Militare per i combattimenti che portarono alla conquista di Santander il 26 agosto 1937.

Decorazioni tedesche della seconda guerra mondiale

Acquisto medaglie al Valore Militare (Oro, Argento e Bronzo), Croci di Ferro e Adler tedesche, decorazioni straniere, Ordini cavallereschi, attestati di conferimento, uniformi, berretti, caschi coloniali, elmetti, distintivi, equipaggiamenti, fotografie, documenti ecc.

Croce di Ferro di Seconda classe (EK2) e croce di Cavaliere dell’Ordine dell’Aquila tedesca di Terza classe con spade (versione militare conferita dopo il 1940, Das Verdienstkreuz Dritter Stufe). Queste decorazioni sono state conferite a un Ufficiale italiano che ha combattuto in Africa Settentrionale con gli allora alleati tedeschi.

La Croce di Ferro di Seconda Classe (EK2 – Eisernes Kreuz 2. Klasse) è una delle decorazioni militari tedesche più celebri della storia, istituita originariamente dal Re di Prussia Federico Guglielmo III nel 1813 e concessa esclusivamente in tempo di guerra.

La medaglia è facilmente riconoscibile per la sua struttura e le modalità con cui veniva indossata.
La struttura è in tre parti essendo composta da un nucleo centrale in ferro nero (spesso magnetico) inserito all’interno di una cornice d’argento o di una lega argentata.

E’ stata conferita a militari tedeschi, ma anche a stranieri di Nazioni alleate, per ricompensare il coraggio e il valore dimostrato in battaglia.

A differenza della Croce di Ferro di Prima Classe (EK1) che si appuntava direttamente sulla giacca tramite spilla o vite, la Seconda Classe si agganciava a un nastro.
Il giorno del conferimento veniva portata all’occhiello della giacca; successivamente, si indossava solo il nastro infilato nel secondo bottone della divisa.

Questa decorazione è stata riattualizzata e prodotta in quattro diverse epoche, ciascuna con l’anno di emissione inciso sul fronte:

– 1813 (Guerre napoleoniche);
– 1870 (Guerra franco-prussiana);
– 1914 (Prima guerra mondiale);
– 1939 (Seconda guerra mondiale).
Questa ultima decorazione presenta una svastica al centro e l’anno 1939 sulla base inferiore.

Il retro riporta invece, per tutte, l’anno originario di fondazione (1813).

Pugnale della PAI

Compro pugnali fascisti MVSN con motti sulla lama o personalizzati, pugnali a becco d’aquila, Moschettieri del Duce, Mutilati, Confinaria, PAI, accessori, cinturoni e cimeli militari ecc.

Pugnale della PAI, Billao modello dato in dotazione alla truppa indigena e realizzato dopo il 1939.

Di produzione nazionale ispirata al tradizionale coltello arabo-somalo, in lingua locale “billao”,questo pugnale venne concepito per armarne sia i militari di polizia nazionali in colonia, sia quelli indigeni delle bande a piedi. E’ un coltello con lama potente al centro e affilata su tutto il perimetro, munito di due guancette in corno assicurate con due spinotti. Sulla guancia esterna è incassato uno scudetto ovale in ottone recante l’aquila cimata di corona reale, con le ali abbassate, artigliante un nodo sabaudo. Il manico è chiuso superiormente da una piccola calotta bombata in acciaio. La guardia è ovale, piatta, in lamiera di acciaio cromata, con le estremità leggermente rivolte alla lama. Il fodero è in cuoio grezzo cucito in margine a spirale con una striscia di pelle o di sintetico ma a pochi millimetri dal margine è rinforzato da una cucitura in filo d’ottone, alle sue estremità bloccata da due rivetti cromati che impedisce alla lama di tagliare, col tempo, la stringa di pelle. Un largo laccetto con bottone a pressione è assicurato con due rivetti al lembo superiore del cuoio che costituisce la parte posteriore del fodero, sul verso del quale è fissato con quattro rivetti il passante per la cintura.
Alcune lame recano punzonate alla base le iniziali “P.C.” (Polizia Coloniale)seguite dalla matricola il che indica come una parte sia stata prodotta prima del 1939 quando la Polizia Coloniale assunse il nome di Polizia dell’Africa Italiana (PAI).
I pugnali assegnati sia ai nazionali che agli indigeni erano tutti uguali.
La differenza era nel diverso simbolo dell’aquila sabauda all’interno dello scudetto ovale incassato nella guancia esterna del pugnale stesso.
Sui pugnali destinati ai nazionali, sul petto dell’aquila è presente uno scudo sabaudo, smaltato in bianco e rosso per gli Ufficiali, per i Generali e per i pugnali d’Onore regalati a personaggi da parte del Comandante della PAI, Generale Maraffa. Per la truppa nazionale, lo scudo sabaudo non è smaltato. Per la truppa indigena, l’aquila sabauda è priva dello scudo sabaudo sul petto.
Perse le colonie, questo pugnale rimase in dotazione alla PAI in servizio in Italia, in particolare a Roma occupata dai tedeschi e in altre città durante la campagna d’Italia 1943-45.
Un aneddoto: per contrastare l’avanzata alleata verso Roma dopo lo sbarco di Anzio-Nettuno, il Battaglione “Barbarigo” della X MAS venne inviato al fronte transitando a Roma.
Tra marò del “Barbarigo” e elementi della PAI vi fu una rissa provocata dai marò che pretendevano che gli elementi della PAI togliessero i simboli sabaudi sui loro caschi coloniali.
Il giorno dopo, come riconciliazione, a tutti i componenti del “Barbarigo”, vennero consegnati a ciascuno un pugnale della PAI ma del modello previsto per la truppa indigena senza scudo sabaudo sul petto dell’aquila alla quale i marò limarono comunque la corona ed il nodo sabaudo.

Pugnali della PAI, Billao del modello dato in dotazione alla truppa indigena

Acquisto pugnali fascisti MVSN con motti sulla lama o personalizzati, pugnali a becco d’aquila e a testa di leone, Moschettieri del Duce, Mutilati, Confinaria, PAI, accessori, cinturoni e cimeli militari ecc.

Pugnali della PAI, Billao del modello dato in dotazione alla truppa indigena.

Di produzione nazionale ispirata al tradizionale coltello arabo-somalo, in lingua locale “billao”,questo pugnale venne concepito per armarne sia i militari di polizia nazionali in colonia, sia quelli indigeni delle bande a piedi. E’ un coltello con lama potente al centro e affilata su tutto il perimetro, munito di due guancette in corno assicurate con due spinotti. Sulla guancia esterna è incassato uno scudetto ovale in ottone recante l’aquila cimata di corona reale, con le ali abbassate, artigliante un nodo sabaudo. Il manico è chiuso superiormente da una piccola calotta bombata in acciaio. La guardia è ovale, piatta, in lamiera di acciaio cromata, con le estremità leggermente rivolte alla lama. Il fodero è in cuoio grezzo cucito in margine a spirale con una striscia di pelle o di sintetico ma a pochi millimetri dal margine è rinforzato da una cucitura in filo d’ottone, alle sue estremità bloccata da due rivetti cromati che impedisce alla lama di tagliare, col tempo, la stringa di pelle. Un largo laccetto con bottone a pressione è assicurato con due rivetti al lembo superiore del cuoio che costituisce la parte posteriore del fodero, sul verso del quale è fissato con quattro rivetti il passante per la cintura.
Alcune lame recano punzonate alla base le iniziali “P.C.” (Polizia Coloniale)seguite dalla matricola il che indica come una parte sia stata prodotta prima del 1939 quando la Polizia Coloniale assunse il nome di Polizia dell’Africa Italiana (PAI).
I pugnali assegnati sia ai nazionali che agli indigeni erano tutti uguali.
La differenza era nel diverso simbolo dell’aquila sabauda all’interno dello scudetto ovale incassato nella guancia esterna del pugnale stesso.
Sui pugnali destinati ai nazionali, sul petto dell’aquila è presente uno scudo sabaudo, smaltato in bianco e rosso per gli Ufficiali, per i Generali e per i pugnali d’Onore regalati a personaggi da parte del Comandante della PAI, Generale Maraffa. Per la truppa nazionale, lo scudo sabaudo non è smaltato. Per la truppa indigena, l’aquila sabauda è priva dello scudo sabaudo sul petto.
Perse le colonie, questo pugnale rimase in dotazione alla PAI in servizio in Italia, in particolare a Roma occupata dai tedeschi e in altre città durante la campagna d’Italia 1943-45.
Un aneddoto: per contrastare l’avanzata alleata verso Roma dopo lo sbarco di Anzio-Nettuno, il Battaglione “Barbarigo” della X MAS venne inviato al fronte transitando a Roma.
Tra marò del “Barbarigo” e elementi della PAI vi fu una rissa provocata dai marò che pretendevano che gli elementi della PAI togliessero i simboli sabaudi sui loro caschi coloniali.
Il giorno dopo, come riconciliazione, a tutti i componenti del “Barbarigo”, vennero consegnati a ciascuno un pugnale della PAI ma del modello previsto per la truppa indigena senza scudo sabaudo sul petto dell’aquila alla quale i marò limarono comunque la corona ed il nodo sabaudo.