
Acquisto importanti cimeli militari e appartenuti a personaggi storici, medaglie al Valore Militare (Oro, Argento e Bronzo), decorazioni, Ordini cavallereschi, distintivi, riconoscimenti, documenti e fotografie, uniformi, berretti, elmetti, pugnali e armi bianche, equipaggiamenti, bandiere, autografi importanti ecc.
Cimeli di storia appartenuti a Domenico Piccirillo, i documenti, le sue medaglie al valore, la bandiera firmata e avuta da D’Annunzio da indossare sotto la divisa, e i riconoscimenti ricevuti da D’Annunzio e nelle cerimonie al termine della “grande guerra”.
Domenico Piccirillo nato nel 1897, originario di Vietri sul Mare (SA), è stato un marinaio italiano che si arruolò volontario in Marina a soli 16 anni prestò servizio con il grado di sottocapo torpediniere della Regia Marina durante la Prima Guerra Mondiale.
Fece parte dei 18 marinai che, sotto la guida di Luigi Rizzo (al comando del MAS 9) e Andrea Ferrarini (al comando del MAS 13), riuscirono a eludere le difese del porto di Trieste e a colpire e affondare la corazzata austro-ungarica SMS Wien, la notte tra il 9 e il 10 dicembre 1917 nel Vallone di Muggia.
Domenico Piccirillo partecipò a questa missione a bordo del MAS 13 e per il suo coraggio gli venne conferita una medaglia d’Argento al Valore Militare.
Fu anche uno dei trenta marinai scelti per l’audace missione navale che successivamente venne chiamata la “Beffa di Buccari”. L’azione si svolse nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 1918 nella baia di Buccari.
Piccirillo fece parte dell’equipaggio dei tre iconici motoscafi armati siluranti (MAS 94, 95 e 96) e navigò insieme a figure storiche come i comandanti Luigi Rizzo, Costanzo Ciano e il poeta Gabriele d’Annunzio.
In questa azione, per il suo ardimento, gli venne conferita una medaglia di Bronzo al Valore Militare.
D’Annunzio rimase colpito dal giovane campano e lo descrisse nel suo resoconto letterario con parole poetiche, celebrando i suoi “neri occhi di morituro” e le sue origini della costiera di Amalfi.
La “Beffa di Buccari” fu un attacco a sorpresa effettuato da questi tre MAS italiani contro il naviglio austro-ungarico protetto all’interno della baia di Buccari.
Pur riscuotendo un successo militare materiale limitato, l’impresa ebbe una portata morale enorme per l’Italia dopo la disfatta di Caporetto.
Il termine “beffa” nacque dalle tre bottiglie lasciate in mare da d’Annunzio contenenti un messaggio derisorio per il nemico.
Questa missione ispirò l’acronimo dei MAS ideato dal poeta: “Memento Audere Semper” (Ricorda di osare sempre).
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